"Sbaglia Silvio se pensa di potere andare a elezioni anticipate puntando sullo scontro interno al Pdl. Perché non tutto il Pdl lo seguirebbe. E stavolta alle urne si andrebbe con schieramenti diversi da quelli dell'ultima volta". Queste parole di Gianfranco Fini lasciano spazio a ben poche interpretazioni. La maggioranza è sull'orlo di una crisi di nervi. Dalle parole di Feltri alla lite Berlusconi-Fini il passo non è stato poi tanto lungo. Già ieri mi dissi sorpreso di come il governo riuscisse a tenere botta, nonostante l'abisso che passa tra le posizioni di An e della Lega. Mai mi sarei aspettato, però, che le crepe potessero aprirsi così rapidamente nel giro di pochi giorni. Il pomeriggio di ieri ha, infatti, visto un botta e risposta immediato tra il presidente del consiglio e della camera nel quale uno, Berlusconi, cercava di ricucire strappi ideologici sebbene l'altro non mostrasse alcuna intenzione di "arretrare di un millimetro". Ma quando le cosidette voci di corridoio iniziano a far trapelare un certo malcontento anche nell'umore sempre mite del sottosegretario Gianni Letta, siamo di fronte ad un problema ben più grave del previsto. La maggioranza di governo sembra traballare come una qualsiasi impalcatura da cantiere "napoletano", dove persino il ministro La Russa e il capogruppo Bocchino, ex AN e prodotti politici dello stesso Fini, riuniti a cena dal Cavaliere con Cicchitto, Gasparri ed altri nomi di "grande spessore" politico quali Quaglieriello e Bondi, si sono adoperati per convincere il Cavaliere (ormai senza cavalli) a telefonare al presidente della Camera. Una "calorosa" telefonata durata 50 secondi per fissare un appuntamento nell'agenda della prossima settimana. Oggi Fini prenderà la parola dal palco di Gubbio, al convegno con i vertici del PDL, ai quali chiarirà le sue ragioni riguardanti il confronto con Berlusconi e le sue nuove posizioni politiche in netto contrasto con quelle leghiste. Il periodo di rottura interna alla maggioranza è appena iniziato e non sembra affatto destinato a concludersi in poche ore, anche se Fini dovrà per forza di cose tener presente l'ovazione riservata ieri al progetto giovanile del PDL, Atreju, al presidente del Consiglio, ulteriore dimostrazione che alcune correnti interne al partito devono ancora definire la propria collocazione.Berlusconi, in questi giorni, è sempre più al centro di bufere political-giuridiche a causa delle sue esternazioni sul mondo della magistratura e della stampa. Dire che a suo parere ci siano frammenti di procure funzionanti ad orologeria è fatto assai noto, tanto che oramai non sembra fare nemmeno più scalpore. O quasi. Negli ultimi tempi eravamo così assuefatti dai suoi attacchi continui a giudici e giornalisti da dare sempre meno peso alla sue esternazioni, ma oggi dopo la decisione del CSM di riunirsi per fare un quadro della gravità delle accuse di Berlusconi, all'indomani delle poche, ancora troppo poche, rivelazioni che stanno uscendo dalle indagini sulle stragi del '92,'93,'94, condotte da Ingroia e Boccassini. Apostrofando questi ultimi come giudici poco professionali - la definizione è del tutto personale - Berlusconi ha fatto intendere che continuare ad occuparsi di fatti avvenuti tanti anni fa - per la cronaca, gli anni sono poco più di 15, che in un paese come il nostro sono il minimo indispensabile per avviare indagini pseudo-libere da influenze politiche - è una perdita di tempo di magistrati che hanno soltanto l'intenzione di ostacolare ed offuscare il buon nome dell'attuale governo. Il suo attacco, ultimo in ordine cronologico, alla stampa è arrivato in mattinata in occasione dell'incontro con il primo ministro spagnolo, Zapatero. In atteggiamenti da assoluto padrone di casa, e non solo, al quale è tutto concesso, il nostro primo ministro ha telegraficamente sentenziato: "Questi sono i giornalisti buoni, quelli della tv. E anche voi che fate solo foto. Mentre oggi pomeriggio incontreremo i cattivi, quelli che scrivono". Ora, premesso che il giudizio di Zapatero nei confronti dell'Italia non è che mi interessi molto, nel momento in cui un collega presidente esterna determinati commenti verso la stampa nazionale, soprattutto dopo che la stampa spagnola ha delineato un profilo di Berlusconi tutt'altro che positivo, come può restare indifferente a tali accuse.
Figuriamoci se poi cerchiamo di far passare quella televisiva come la buona informazione. Spero che Zapatero abbia un briciolo di dignità in più e non si prostri al nostro RAIS.













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