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martedì 8 settembre 2009

Il popolo della libertà...di stampa

"Agli sfollati di L'Aquila stiamo per consegnare delle villette, con cucine attrezzate dei migliori elettrodomestici, di un frigorifero al cui interno troveranno una torta, una bottiglia di spumante e un biglietto lasciato dal presidente del consiglio. Un prato verde esterno alla casa e una statua scolpita da un nostro scultore di fiducia. Entro la fine di dicembre 30.ooo (trentamila) sfollati avranno un tetto, e che tetto, sotto cui rifarsi una vita". Dal palco della fiera del tessile che si svolge in queste ore a Milano, Silvio Berlusconi continua a dispensare promesse agli aquilani e minacce ai giornalisti e magistrati. La musica sembra sempre la stessa dei giorni passati, forse mesi: siamo praticamente alla fine della crisi finanziaria; i giornali italiani sono per il 90% di proprietà dei catto-comunisti; le procure, di Milano e Palermo in particolare - anche quella di Bari, almeno fin a quando non hanno deviato l'indagine sul versante PD - sono degli assembramenti di natura comunista guidati dalle losche mani dell'opposizione (quale?). Innanzitutto mi piacerebbe capire quale sia realmente - qualora ne avesse una - l'idea di crisi finanziaria del presidente del consiglio. Caso vuole che, all'indomani della nuova, ennesima elezione a premier, Berlusconi si sia trovato di fronte a tante di quelle sciagure - volontarie o casuali a seconda dei casi - da far capitolare chiunque sin dalle prime battute. Mi ha sorpreso - ma non più di tanto, vista la continua sottomissione alle volontà leghiste - la buona tenuta avuta dal suo governo fin qui. In ogni caso, dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, ha dovuto fronteggiare prima i problemi di un terremoto naturale, quello dell'Abruzzo, successivamente quello naturalmente scaturito dalla prima manovra del governo Berlusconi, vale a dire il "Lodo Alfano". Siamo alle soglie della scorsa estate. Ed ecco che si entra nel cuore della crisi economica mondiale, dove ogni nazione democratica ed i suoi rispettivi rappresentanti si sono fatti in quattro pur di preparare i propri cittadini ad affrontare il crack mondiale nella maniera più indolore possibile. Lui no. Lui preferiva dare la paternità della crisi economica ai giornali comunisti. Si scompisciava dalle risa per tutte queste preoccupazioni, invitando la gente a fare shopping, creando economia dalla conseguente impennata dei consumi: questo era il suo modo di vedere la crisi. Almeno fino ai giorni del G8 svolto a L'Aquila, in cui si sentì quasi costretto ad usare la stessa strategia degli altri paesi ospiti, parlando di ripresa e di fine della crisi. Dunque...o ci prendeva per il culo prima, oppure lo sta facendo ora, il che sarebbe anche peggio. E dopo l'ennesimo tentativo riuscito di "mistificazione della realtà" - per usarla con parole sue - il paese regala l'ennesima dimostrazione della sua scarsa capacità a ricordare le parole dei suoi "indiretti" rappresentanti. Eccoci pronti, quindi, ad un altro valzer di notizie idiote e spaccature politiche di ogni genere, che fra qualche mese avremo già dimenticato. Se da un lato sentiamo parlare di massacro della privacy, quando in realtà si tratta di vere e proprie truffe nei confronti di chi vota sulla base dei princìpi solidi della famiglia, e dall'altro di un'informazione più che indipendente, quando abbiamo un livello di libertà di espressione rasente lo zero, c'è qualcosa di cui dobbiamo animatamente discutere. Il problema della libertà di stampa esiste ed è gravissimo. Su entrambi i fronti. Se non parli male di Berlusconi, non scrivi di politica su "la Repubblica", se non attacchi l'opposizione e non difendi il padrone-presidente non scrivi su "Il Giornale". Si operano circa 20 cambi ai vertici delle testate più quotate in nemmeno 18 mesi. Chi stava al Giornale, Belpietro, è passato a Panorama prima e a Libero poi, da cui ora è partito Paragone, passato a vice di Minzolini - Finiano - al TG1. Al Giornale è passato, dopo il ritorno del poco aggressivo Mario Giordano a Studio Aperto - "fantastica" testata tv dalla quale era stato poi promosso al quotidiano di Paolo Berlusconi, suo solo per sfuggire alla "legge Mammì" - il leggendario Vittorio Feltri, che già sostituì "l'ammutinato" Montanelli. Ma anche sull'altro versante non scherzano con il ritorno di Ferruccio "flebuccio" De Bortoli al Corsera, con l'allontanamento del troppo scomodo - figuriamoci un pò - Paolo Mieli. Insomma, una bella partita a scacchi che decreterà un vincitore assoluto tra i giornali di sinistra e quelli di Berlusconi, il cui premio sarà dettare la sua idea di libertà di stampa. Ma il segnale più importante forse è il nascere di tutte queste spaccature all'interno dell'esecutivo. In questi giorni l'indiziato speciale è il presidente della Camera Gianfranco Fini, già co-fondatore del Popolo delle Libertà, ed ora figlio ribelle di quella coalizione nata sulla base della sottomissione ai voleri leghisti. Fini - il cui cambiamento tanto celere quanto radicale, a dire il vero, un pò mi spaventa e un pò mi puzza..ma un pò mi piace - inizia a stare davvero sulle scatole all'Umberto di Pontida, di conseguenza anche a Berlusconi, che però preferisce farlo scrivere sul Giornale dalla penna di Feltri. Il custode di Montecitorio sta virando verso una visione più laica e liberale di quanto non lo sia quella dei partiti di sinistra, motivo questo più che valido per giustificare le ire "dell'utilizzatore finale". A questo punto si fa sempre più strada, in vista di una probabile spaccatura definitiva nell'esecutivo, l'idea - orribile - di un nuovo centro cattolico guidato dalla coppia Casini-Montezemolo, con l'autorevole appoggio del clero, della Confindustria e delle Banche, data la vicinanza tra Draghi e il presidente rampante. A questo punto sarei curioso di vedere le future collocazioni politiche di Gianfranco Fini. Per chiudere con un appunto personale: chiunque sia il futuro governante, siamo pur certi che con l'attuale legge elettorale nemmeno Gandhi potrebbe risolvere i problemi sporchi di questa politica. Primo passo per la ripresa dell'Italia: Nuova legge elettorale.

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