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mercoledì 1 aprile 2009

Il partito abbandonato


Che per il povero Franceschini il nuovo incarico alla segreteria del partito democratito sarebbe stata impresa ardua, lo sapevano tutti, lui per primo. Lo si era già capito dal criticato giuramento, in realtà del tutto inutile in quanto già parlamentare e quindi già prestatosi a giurare sulla costituzione, almeno si spera; lo si era capito dalle polemiche iniziate a girare intorno alla sua elezione, con le ridicole primarie che vedevano di fronte lo stesso Franceschini e Arturo Parisi, entrambi ex margherita, con tanto di festeggiamenti e sorrisi alla stampa per l'evento. Unico merito che riesco - finora - ad attribuirgli è quello di aver messo fine all'ignobile "governo ombra" messo in piedi da Veltroni: un segno chiaro di quanto possa aver bruciato la sconfitta del 2008. Si è sempre pensato all'idea di un "governo ombra" nel senso complottistico del termine, nei romanzi fantascientifici, ma questi geniacci sono riusciti a dare vita a questa farsa abominevole pur di dimostrare ai proprio elettori che si era ancora in vita, agonizzanti, ma in vita.
E' di oggi, intanto, la notizia che 1515 iscritti al PD in Basilicata abbiano fatto recapitare al "segretario" altrettante lettere in cui esprimevano la più pronfonda delusione, "per i disagi e le incomprensioni con l'attuale dirigenza del partito", ribattendo di voler da subito "avviare un autonomo percorso dopo aver lungamente e serenamente riflettuto''. Evidentemente la sfiducia, infusa dai disastri politici avvenuti negli ultimi due anni (anche se mi permetto di dire che gli sconquassi di questa fazione sono tutt'altro che recenti), dei cittadini nei confronti della sinistra, non soltanto quella di potere, è tale da indurre gli stessi esponenti lucani ad una ritirata strategica, prima che sia troppo tardi. La sensazione da Palermo ad Aosta - mi permetto una citazione - è quella di totale disinteresse da parte dell'elettore di sinistra, fattore, questo, che oltre ad essere un ipotetico, sostanzioso vantaggio per gli avversari, rischia di far cadere il paese in una disfattismo cronico di cui sarà difficile, se non impossibile in caso di prolungamento della degenza, trovarne una cura. La colpa di ciò, a mio avviso, non è che si possa attribuire a Franceschini, per carità, ma è palese quanto, la scelta di farne il nuovo segretario, sia stata poco apprezzata.
In questi giorni il ferrarese ha risposto alle provocazioni di Berlusconi dichiarando che non si candiderà alle europee per non imbrogliare gli italiani, come invece ha già promesso il premier. Mi sembra assolutamente corretto, perchè ricordo che già poche settimane fa, il presidente del consiglio aveva impegnato le sue giornate imbastendo, punto per punto, l'elezione del nuovo governatore della Sardegna, Cappellacci, ribatezzato simpaticamente Berlusconacci - a ragione - da Benigni sul palco di Sanremo. Il fatto che Berlusconi "ci metta la faccia" non può essere motivo di gran vanto in questo momento storico: già, perchè un presidente del consiglio dovrebbe astenersi dal fare ogni tipo di campagna elettorale, che sia locale, regionale o europea. Ora che il problema si centralizza a Strasburgo, si spera ci sia qualcuno in questa sede che faccia caso alla questione e prenda provvedimenti. Intanto, proprio oggi Beppe Grillo è andato al parlamento europeo ad esporre questo ed altri punti ai deputati. Il risultato molto probabilmente sarà lo stesso di sempre: indignazione da parte di tutti i presenti ad ascoltare, poche parole in merito ad eventuali richiami al premier e il tutto, poi, ovviamente dimenticato in pochi giorni. Anche perchè ormai sanno tutto di Berlusconi, fatti e, soprattutto, misfatti. Ricordo che nel luglio 2003, il filosofo italiano Gianni Vattimo, all'epoca deputato europeo per i DS, in occasione della presentazione del programma della presidenza italiana dell'Unione Europea, fece distribuire a ciascuno dei parlamentari un opuscolo dal titolo "Berlusconi", redatto da Marco Travaglio e Peter Gomez, su incarico dello stesso Vattimo.
Dal momento che le prossime elezioni europee potrebbero vedere la definitiva disfatta del malconcio Partito Democratico, Berlusconi sta tentando di infierire sul nemico agonizzante, di sferrare l'ultimo colpo nel tentativo di distruggere totalmente qualsiasi ambizione di rinascita da parte della sinistra. Un'ulteriore sconfitta alle urne - tranquillamente ipotizzabile - nel giugno prossimo, segnerebbe l'inevitabile e giusta fine di un sistema politico di sinistra fallimentare e, di conseguenza, regalerebbero un'immagine ancora più imponente al leader del Pdl, eventualità questa da scongiurare in qualsiasi modo. Chissà che da questo, poi, non possa nascere un'altra "vera" sinistra, veramente democratica, ma soprattutto, un vero schieramento con idee di sinistra. Senza franchi tiratori, centristri indecisi e cattolici militanti. Una sinistra che non si occupi soltanto dei lavoratori precari, in ogni caso con qualche misera speranza di contratto, ma anche dei veri disoccupati. Dei veri poveri, quelli senza un reddito fisso, senza un pensione adeguata, senza fissa dimora. Che si occupi di problemi sociali quali il diritto di scelta sulla propria vita, sulla possibilità di interrompere una gravidanza senza il rischio di essere trattati da assassini, stessa eventualità che si prospetta per chi volesse accogliere le volontà di un parente deciso a stoppare una cura. Una forza politica che dia voce agli omosessuali e alle loro richieste di godere di un diritto quasi naturale per un individuo: creare una famiglia con il proprio partner indipendentemente dall'orientamento sessuale. Infine, di una sinistra che non sia più, come è ancora oggi, corrispondente politico di organizzazioni criminali e mafiose estese in tutta Italia, in particolar modo al sud, dove il Partito degli Affari comprende, senza distinzioni di alcun genere, esponenti di ogni parte politica. Le lotte alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta vanno condotte con volontà, decisione, ma soprattutto con l'adeguata conoscenza del problema, e non perchè parte integrante di esso.

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