Ho letto da più parti che Grillo è finalmente "tornato a farsi vedere in tv". E' un pò come dire: "Sono tanti anni che lo invitiamo in tv e lui è sempre stato maleducato a declinare l'invito". L'occasione di rivederlo sugli schermi di casa, comunque, l'abbiamo avuta durante la puntata di "Exit" su La7, la sera del 1 aprile, in seguito al suo intervento al parlamento europero. Ora io vorrei fare un commento più che sul suo intervento, su quanto si è scatenato attorno all'episodio particolare, la scena clou della serata. In breve: Grillo era stato invitato dalla D'Amico per un intervento, nemmeno tanto breve, in diretta da Bruxelles. Dopo un quarto d'ora di monologo, gli ospiti in studio iniziano ad interrompere il comico cercando di giustificarsi di cose di cui non sono nemmeno stati accusati. La coda di paglia comincia a bruciarsi e le interruzioni diventano sempre più frequenti, fino alle offese da stadio partite dal sottosegretario allo Sviluppo Economico che chiedeva a Grillo se il bicchiere che reggeva contenesse acqua o vino. Si sa che nell'uno contro tutti il genovese non va proprio forte, anzi, ma quello che si è sentito in poco più di 5 minuti è bastato a capire "l'alto spessore" che aveva preso la discussione. Per primo è partito all'attacco Tabacci, UDC, che, pur essendo tra i migliori soggetti politici della nazione, si è sentito chiamato in causa come parte integrante di quel sistema di cui Grillo stava facendo manbassa. Le solite repliche del tipo: "le ricordo che io ho fatto questo e quello", "lei non può sparare a zero su chiunque a prescindere". A queste parole Grillo si è sentito in dovere di rispondere in maniera meno veemente di quanto non avesse fatto prima - parlando alla D'Amico di "gentaglia che avete lì in studio" - rivolgendosi a Tabacci con un minimo di rispetto: "Tabacci lei è un galantuomo, non mi va di fare questioni politiche con lei". E dopo le giustificazioni dell'ex DC, si è passati a quelle offese di cui parlavo prima. Grillo aveva ripreso ad attaccare tutto il mondo della borsa italiana, partendo dai super manager fino ad arrivare agli stessi editori del canale televisivo, allorchè il pidiellino Adolfo Urso si è distinto per questo gesto di finezza e sobrietà. Il povero Marrazzo, anche lui presente in studio, non è riuscito a scambiare mezza parola con il comico per l'improvvisa fuga di questi dal collegamento, lasciando tutti in un silenzio imbarazzante. Ed ecco che iniziano a volare i commenti negativi verso un Grillo sempre più incurante delle regole, fino ad arrivare alle scuse finali di Ilaria D'Amico nei confronti di chiunque fosse stato nominato: "Sono molto rammaricata e desidero scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l'Editore Telecom Italia Media, con le tutte persone citate e con gli ospiti in studio".Grillo ha risposto per le righe dal suo blog, accostando la dissociazione della conduttrice a quelle di Baudo - ai tempi della battuta sui socialisti - e di Fabio Fazio, che dagli schermi di "Che Tempo che Fa", si mostrava profondamente addolorato agli occhi di Renato Schifani, all'indomani dell'intervento di Marco Travaglio, il quale aveva accusato il presidente del Senato di essere stato, almeno in passato, a stretto contatto con ambienti della mafia siciliana. E trovo che gli accostamenti siano del tutto giustificabili e, in più, pienamente azzeccati. A causa della mia giovane età, non ho potuto assistere alla vicenda del Fantastico '86, in cui Craxi convocò d'urgenza Baudo, affinchè si dissociasse pubblicamente dalle sue invettive. Lo scontro tra Schifani e Travaglio, però, lo ricordo benissimo. A dirla tutta, lo scontro fu Politica - Travaglio, come spesso accade negli ultimi anni, con l'unanime solidarietà del parlamento nei confronti del presidente del senato (la Finocchiaro, PD, arriva addirittura a baciarlo). Si disse che Travaglio era il solito sovversivo, il solito giornalista diffamatorio. Ovviamente in nessun giornale d'Italia si trova traccia delle vicende narrate da Travaglio, ma tutti si affannano a difendere Schifani, come fosse un bambino da accudire. Lo stesso Fazio chiese scusa in diretta al presidente. E come in questi due casi citati, anche nell'ultimo confronto Grillo - La7 abbiamo visto una conduttrice salvarsi il culo con quella frase semplicissima, chiedendo perdono a tutte le persone scomodate da questo rompicoglioni di Grillo, che si era permesso di sparare a zero su Tronchetti e la Telecom Italia Media, editore di La7, quindi a casa loro. Tutti gli ospiti in studio e le persone citate. Ora dico io: a Bruxelles, i presenti hanno acclamato a gran voce le parole di del genovese (non bisogna per forza applaudire, per carità), e tutti i deputati hanno ascoltato con un pò di stupore le sue parole. Grillo è venuto a dirci in diretta quello che nessun giornalista riesce a tirar fuori: ha parlato di condannati in parlamento, ha parlato della privatizzazione dell'acqua, delle "mafie finanziarie" che attaccano la nostra borsa e presto quella europea. Ha parlato di crack Parmalat, Cirio, di incentivi alla Fiat molto strani. Ha fatto nomi e cognomi, con reati allegati e condanne per contorno. Non mancava niente, tranne la lettura delle sentenze, c'era materiale a sufficienza per parlare per il resto della puntata. Da politici seri ci si aspetta un balzo dalla sedia quando si parla dei vari Geronzi, Colaninno, Tronchetti, Ligresti; dei gruppi societari impazziti come Alitalia, gli editori, i costruttori; dei gestori della comunicazione. E' riuscito a fare un quadro completo dei rapporti intrecciati dalle società italiane più importanti come RCS, nel cui consiglio d'amministrazione si trovano sempre le stesse persone, consiglieri di altre 3, 4, 5 fino a 10 società contemporaneamente. Società che vanno dall'edilizia alla costruzione di inceneritori. Uno dei metodi per riuscire in imprese del genere lo chiarifica verso la metà del discorso, quando dice: "Come può un giornalista, anche serio, parlare male di una banca, dei suoi ammistratori e delle loro malefatte, quando la stessa banca è tra i maggiori proprietari del giornale in cui scrivono..?". In effetti c'è da chiederselo. Il problema qui resta sempre lo stesso: se uno va in tv a scagliarsi contro un problema reale, che è tra le cause primarie dell'attuale stato di cose, il giorno dopo ci si affretta a distruggere mediaticamente il soggetto, non il contenuto delle sue parole. Il primo post di questo blog ne è un esempio: se le parole di Gianfranco Fini sono meritevoli di lodi, non vedo perchè dovrei evitare di sottolineare, affidandomi a pregiudizi di ogni genere, l'importanza di tale azione, esclusivamente perchè provengono da un uomo poco vicino alle mie idee. Ma per Grillo il problema è diverso: l'intento di trasmissioni (che a me non dispiacciono in toto) è quello di allontanare sempre di più le persone che già non lo vedono di buon occhio. In sostanza Grillo ha ulteriormente esaltato la folla che lo acclama, ma quasi definitivamente allontanato quella che lo odia. Sarebbe più normale cambiare strategia. Ma a lui forse sta bene così....













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